100 dritti, o 20 minuti di meditazione?

Inserito il 25 agosto 2005 00:11 da Alessandro Bianchi in Editoriali
Parte rilevante nella programmazione di un tennista, è la preparazione psicologica, atta ad ottenere un miglioramento mentale. Fin qui, tutti d’accordo. Però,la mente umana è portata a lavorare solo su cose materiale e “concrete”, poiché i miglioramenti sono visibili e tangibili.
Ad esempio l’esecuzione di un determinato colpo oppure l’aumento di massa. Così, spesso il lato psicologico si trascura e ciò è un grosso errore, perché il miglioramento che si fa eseguendo 1000 diritti, si ottiene perché la mente si abitua a quel determinato gesto, ciò ci infonde sicurezza e quindi una giusta esecuzione del colpo. Pensate a quando avete preso per la prima volta una racchetta in mano, eravate tutti rigidi, ma poi vi siete abituati a tenerla in mano, a padroneggiarla con sicurezza, sicurezza che deriva dall’acquisizione mentale della figura di voi con la racchetta. Ritornando ai nostri 1000 diritti, il risultato che si ottiene,è un metodo indiretto per infondere i principi di quel colpo nella nostra testa, quindi sicurezza e corretta esecuzione, ma alla luce di ciò, non sarebbe meglio affiancare al proverbiale cesto, un lavoro diretto sulla mente?Così si otterrebbero risultati più immediati nel tempo, certo con un po’ di sforzo in più, ma solo a livello iniziale, perché poi, diventerebbe automatico il processo atto a migliorare i colpi tramite esercizi mentali.
Questi esercizi, ruotano attorno alla respirazione ed al controllo del battito cardiaco. Tutti, di facile comprensione e con risultati abbastanza immediati, non parliamo del Training Autogeno di Schultz, ma di esercizi frammentari, con cui si lavoro su determinati aspetti, presi singolarmente, per arrivare ad un “mental training” completo. In questo particolare allenamento, troveremo:

- obiettivi: programmazione nell’arco di 3/6/12 mesi;
- Sensibilità di “tocco”:tramite la pesantezza di tutto il corpo.
- Attivarsi e disattivarsi: imparare a gestire le emozioni;
- Consapevolezza sensoriale e cognitiva: compilazione di questionari;
- Model training (vanek): vivere anticipatamente la situazione di gara;
- Visualizzazione: riuscire a visualizzare determinate sequenze motorie, immagini, sensazioni, vissuti emotivi;
- Assertive training: autosuggestione;
- Consapevolezza: spinte interiori;
- Musica in campo: consapevolezza, legata alla musica;
- Attenzione all’attenzione: consapevolezza del proprio livello di consapevolezza.

Tutte queste tecniche, serviranno all’atleta per riuscire ad esprime il massimo del suo potenziale. Quindi,sarebbe bene che i coach le insegnassero ai propri allievi, e che gli allievi fossero aperti a queste nuove metodologie di allenamento, cosa che molte volte non si verifica, poiché esistono pregiudizi infondati sulla validità o meno dell’allenamento mentale. Inutile dire che l’allievo deve fidarsi ciecamente…

www.TENNISTEEN.it - GIUSEPPE ANSELMO


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