Un viaggio nella Sunshine City

Inserito il 9 aprile 2009 14:51 da Redazione in ATP e dintorni

Arrivare all’aeroporto, uscire e ritrovarsi con un caldo di 30 gradi potrebbe far andare la mente ben oltre il semplice interesse per un torneo. In effetti quando si parla di Miami vengono citate le spiagge, i locali, il clima tropicale, non di certo il Master 1000 che ogni anno viene ospitato tra marzo ed aprile.

E invece a volte è bene andare controcorrente, recarsi in un magnifico posto non con lo specifico obiettivo di fare una vacanza, ma di seguire un torneo di tennis.

Appena si arriva a Crandon Park alla sinistra della strada si nota una spiaggia caraibica con palme e reti da beach volley mentre sulla destra compare la nota fontana, simbolo dell’ingresso del circolo tennis. Noi scegliamo di svoltare a destra e mai questa scelta si è rivelata più azzeccata. Nessuno avrebbe mai pensato all’inizio della manifestazione di poter assistere a tanti colpi di scena in soli 10 giorni di tennis, e invece per la mia fortuna, oserei dire per la fortuna di tutti gli appassionati, ci sono stati, eccome se ci sono stati.

Sarebbe alquanto banale seguire l’ordine cronologico, è meglio improntare il racconto sulla imprevedibilità.

 

Roger e la racchetta

Alzi la mano chi avrebbe mai pensato che Roger Federer avrebbe mai disintegrato a terra una racchetta. Così invece è stato. Durante il match di semifinale contro Novak Djokovic, dopo essere partito molto bene, lo svizzero si lasciava 

andare, quasi irritato dai suoi stessi colpi, quei colpi che diversi mesi orsono lo avevano portato a vincere slam, dominare il circuito, e che ora non riuscivano più a centrare il rettangolo di gioco. Dritti steccati in tribuna, volee tirate nei piedi, rovesci fuori di metri, uno spettacolo triste per i numerosi spettatori presenti. Chi stava gustosamente mangiando il classico hot dog con serenità è rimasto pietrificato: panino in mano, bocca aperta e occhi spalancati. “No, non è possibile, non può essere Roger.” Invece era proprio lui dritto facile a metà campo tirato a rete e bam!, racchetta distrutta. Si capiva che qualcosa proprio non andava, il pubblico cercava di sostenerlo, di fargli ritrovare i suoi colpi; qualche cenno di ripresa c’era, ma non sufficiente, vinceva Djokovic, che nonostante tutto mostrava grande solidità da fondocampo e un buon stato di forma. Quello che rimane però è un gesto che da un campione come lo svizzero non ce lo saremmo mai aspettato, cosa c’è però dietro? Non può essere una reazione dovuta soltanto alla prestazione offerta, soprattutto perché anche altre volte era incappato in serie di errori abbastanza gravi, ma si era comunque sempre comportato con grande signorilità, qualità che lo ha sempre contraddistinto negli anni della maturità tennistica. Dico maturità tennistica perché Roger da “giovane” era solito a gesti nervosismo in campo, poi eliminati dopo tanto lavoro. Nessuna dichiarazione è stata rilasciata, neanche una di scuse verso il pubblico. La speranza è che sia soltanto il classico episodio isolato.

 

Vamos.. vamos Argentina, Vamos.. Vamos a Ganar

Questo era il coro che i numerosi tifosi Argentini cantavano saltando sulle tribune del campo centrale quando Juan Martin del Potro sconfiggeva Rafael Nadal in un match da mille e una notte. Lo spagnolo fresco vincitore di Indian Wells aveva sempre dimostrato un ottimo feeling con il Sony Ericsson Open. Dall’altra parte della rete però c’era un Del Potro amante degli hard courts americani, superficie dei due su quattro tornei vinti consecutivamente lo scorso anno: Los Angeles e Washington. Ad Indian Wells si era fermato ai quarti, questa volta non aveva l’intenzione di ripetersi.

Affidandosi al suo ottimo servizio e ad un break ottenuto al nono gioco, l’argentino strappava il primo set per 6 giochi a 4. Nonostante una grande pressione da fondo campo con entrambi i fondamentali Juan Martin si lasciava scappare Nadal cedendo il secondo set per 6-3 e finendo sotto 3 a 0 nel terzo. I tifosi si ammutolivano, la partita sembrvaa finita, ma il corazón del giocatore di Tandil diventava determinante, recuperava sul 3-3 pari. Dopo i tre match point annullati da Rafa sul 6-5, la svolta avveniva nel tie break quando altri tre match points di fila offrivano un’altra ghiotta occasione a JDM che finalmente chiudeva per la gioia dei suoi supporters. Una vittoria importante che oltre a regalargli la semifinale lo proietterà al numero 5 del ranking mondiale.

 

The Scottish Maestro 

Un vero e proprio Maestro, Andy Murray. Che fosse in forma lo si era visto con la finale ad Indian Wells e che avesse un feeling particolare con Miami lo si era intuito dalle sue dichiarazioni:”Sono due anni che svolgo la preparazione invernale in Florida, proprio ad UM (University of Miami ndr)”.

Quelli che mancavano erano i fatti: detto fatto. Un torneo giocato da grande campione: battuti nell’ordine giocatori del calibro di Fernando Verdasco nei quarti (6-1 6-2 ndr), Juan Martin Del Potro in semifinale (6-1 5-7 6-2 ndr) e Novak Djokovic in finale (6-2 7-5 ndr).

Già, la finale: partita strana condizionata da alti e bassi di entrambi i giocatori. Il primo set scivolava via 6-2 con un 

TennisTeen - Image

Djokovic molto falloso e un Murray molto solido. Nel secondo set, come da aspettative, è arrivava la reazione del serbo che si era addirittura ritrovato 5-2 sopra, grazie soprattutto ad un vistoso calo di concentrazione di Murray. Da quel punto però si ripetuva la situazione del primo set, “Nole” tornava ad essere falloso ed Andy ci credeva sempre di più fino a chiudere con una grande rimonta il set ed il match per 7-5.

Dalle dichiarazioni del vincitore a fine match emergono alcuni particolari interessanti:”Dopo averlo brekkato all’inizio del secondo set, Novak  ha chiamato il fisioterapista, dopo la pausa ha cominciato a venire a rete per il 60-70% dei punti e io ho perso un po’ il ritmo, ma alla fine sono riuscito a rientrare in partita e gestire il match.”

Dopo Doha e Rotterdam quindi arriva il terzo sigillo stagionale che lo consolida sempre di più al quarto posto nel ranking ATP, oltre ad avvicinarlo al terzo posto occupato attualmente da Novak Djokovic: i punti che dividono i due sono soltanto 170.

 

Luca Coppola

 


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